5 lezioni di vita apprese su una tavola da surf

Premessa: scusami per il titolo "acchiappa click", non mi piacciono molto in generale. Però, se stai leggendo questo articolo potrebbe essere grazie a quello e quindi spero ne valga la pena.


In questo periodo di pandemia sono stato molto fortunato a poter scegliere un posto piacevole dove lavorare e vivere. Mi sono spostato da fine Ottobre a Las Palmas di Gran Canaria e qui ho scoperto il mondo del surf.

Crescendo nel nord Italia ho sempre visto il surf come uno sport mitologico, dove ragazzi dai capelli lunghi e muscolosi passano le giornate tra onde e ragazze in bikini sulle spiagge australiane. Invece, qui a Las Palmas, si è rivelato uno sport molto accessibile essendoci onde adatte direttamente nella spiaggia cittadina.

Dopo le prime lezioni trascorse a cadere in acqua e rialzarmi sconsolato, ho iniziato a prendere più confidenza con i primi rudimenti e a fare delle osservazioni su questo sport così particolare.



La cosa che rende il surf per me molto interessante è che rappresenta bene un sistema complesso e caotico, sopratutto quando la conformazione della spiaggia rende imprevedibile non solo l'altezza la velocità dell'onda ma anche la sua direzione. In pochi minuti possono cambiare completamente le condizioni da affrontare, senza neanche considerare il fattore vento e correnti.

Questa caratteristica rende il surf simile ad altri contesti complessi e imprevedibili come possono essere il nostro lavoro, gestire un progetto in gruppo o, più in generale, cercare di trovare il nostro equilibro nella vita (forse l'obiettivo più complicato in assoluto).

Ho provato quindi a riassumere in cinque punti le riflessioni che ho fatto mentre ero sballottato tra un'onda e l'altra.


1) Ogni caduta è nuova lezione

Nel surf, rispetto ad altri sport simili come skateboard o snowbord, cadere non è così drammatico, anzi, fa parte del gioco. Si cade ogni volta che si sbaglia, spesso, spessissimo, e sopratutto all'inizio. Questo aspetto rende molto meno rischioso sbagliare.

Ad ogni caduta, se si fa attenzione, si noterà una piccola nuova sfumatura dell'errore che abbiamo commesso. Ed è proprio quella percezione, conscia o meno, della sfumatura che ci permette di migliorare.

A un evento a cui ho partecipato qualche giorno fa, si parlava di come in sistemi complessi, ad esempio in un'azienda, è la conoscenza tacita, quella nascosta e derivante dall'esperienza, che fa la differenza. Infatti, l'esperienza e la sensibilità risultano molto più importanti della conoscenza esplicita, che è per definizione troppo generale per un sistema caotico e imprevedibile.

Ecco, il surf è il perfetto esempio dove la conoscenza tacita è tutto. La conoscenza esplicita si impara praticamente in 10 minuti:

  1. Metti la tavola in acqua e sdraiatici sopra

  2. Stai nel centro se no cadi

  3. Quando l'onda inizia a spingerti dai qualche bracciata e alzati in piedi

  4. Rimani in equilibrio

E il gioco è fatto!

Ok, ovviamente sto esagerando. Ci sono tanti piccoli accorgimenti che un buon maestro comunica agli allievi e tanti consigli utili che si possono trovare perfino online. Ma il punto è che nessuno saprà mai darti una checklist di cosa fare per non cadere dalla tavola. Il tutto avviene così velocemente che non c'è il tempo di pensare a cosa fare. Sta tutto nell'esperienza, nella conoscenza tacita, che si forma man mano ad ogni sessione di surf, caduta dopo caduta.

Questo concetto è molto importante anche sul lavoro e in generale nella vita. Cerchiamo sempre di metterci, per quanto possibile, in situazioni dove sbagliare non è troppo rischioso e non preoccupiamoci di sbagliare. Anzi, cerchiamo di apprezzare ogni "caduta" come un’opportunità unica per imparare.


2) L'importanza di saper dire di no

Uno dei consigli più importanti che mi hanno dato all'inizio è che è più importante scegliere l'onda giusta che sforzarsi in tutti i modo di cavalcarle tutte.

In effetti, paradossalmente una delle cose più difficile nel surf su cui anche i surfisti esperti continuano a studiare, è la scelta dell'onda giusta. L'onda giusta ti permette di aumentare incredibilmente le probabilità di cavalcarla e non fare errori. Ma ancora più importante, almeno per me, scegliere l'onda giusta ti permette di risparmiare energie preziose. Ogni volta che si cade, bisogna nuotare indietro nel punto giusto e attendere la prossima onda. E più si è stanchi, più sarà facile sbagliare a scegliere l'onda giusta per stanchezza o impazienza. Un circolo vizioso che porta inevitabilmente a finire la sessione di surf insoddisfatti e stremati.

Lo stesso concetto è valido nelle decisioni di tutti i giorni. Se siamo abituati a dire di si a tutte le opportunità, per paura di perdere l'occasione o per insicurezza, finiremo stanchi e con poche energie per l'"onda giusta".


3) Mantieni sempre un appoggio sicuro

Uno degli errori che si commette molto spesso all'inizio, almeno per me è stato così, avviene durante la fase di "pop-up", quando ci si alza in piedi sulla tavola.

Se si cerca di salire in fretta per non farsi travolgere dall'onda, si staccano le mani dalla tavola e ci si ritrova per qualche frazione di secondo con tutto il peso del corpo solo su un piede. Inevitabilmente questa situazione fa perdere l'equilibro e rende molto difficile rimanere in piedi sulla tavola.

Infatti, prima di togliere le mani dalla tavola è sempre meglio avere già posizionato entrambi i piedi, e solo dopo staccarle e assumere la posizione eretta. Sembra un piccolo accorgimento, ma fa davvero tantissima differenza.

Questo "trucchetto" del surf mi ha fatto riflettere a quando nella vita per fretta, o paura di fallire, si va diritti a testa bassa verso il nostro obiettivo, non accorgendoci che stiamo creando una situazione molto rischiosa, dove la minima imprecisione porterà a un grande fallimento. Per questo, è sempre meglio avere un piano B, un "appoggio sicuro" che difficilmente verrà a mancare. Senza investire tutto su un solo cavallo, sopratutto se la posta in gioco è particolarmente alta.


4) Accetta che non puoi controllare l'onda

Hai aspettato il momento giusto, vedi l'onda che si avvicina e sembra proprio quella giusta. Sei in posizione e senti l'adrenalina salire. In poche frazioni di secondo, senti la spinta, ti alzi e cerchi l'equilibrio.

Subito ti accorgi che l'onda è invece troppo forte per cavalcare tranquillo e punta a sinistra senza nessun particolare motivo, quando noi volevamo andare a destra. In più, un'altra onda inaspettata ha confuso la direzione e la corrente in quel momento ha cambiato verso.

Nel surf è praticamente impossibile prevedere le condizioni esatte dell'onda, che sono in continuo cambiamento. L'unico modo di cavalcare l'onda, quindi, è assecondarla. Imparare a capire nel minor tempo possibile cosa fare e non cercare d'imporre il proprio volere.

Non suona fin troppo familiare con il concetto di metodologie agile? Forse che i surfisti siano anche esperti di management aziendale?


5) Non è sempre la giornata giusta

Il sole splende, la temperatura è ideale, abbiamo finito in tempo le attività da fare nella giornata e siamo pronti, tavola sotto braccio, a buttarci in mare.

Arrivati in spiaggia ci accorgiamo che le onde sono talmente basse che non muoverebbero neanche un'infradito o talmente alte, per il nostro livello, che potrebbero spezzare tavola, se va bene, o noi stessi, se va peggio, al primo impatto.

In questi casi ci sono due opzioni. O ci si ostina ad andare in mare e fare il possibile, del resto, avevamo pianificato questa giornata di surf da giorni e siamo già in spiaggia pronti e carichi. Altrimenti si accetta che a volte la cosa migliore da fare sia semplicemente rinunciare e aspettare la prossima occasione favorevole.

Razionalmente sembra facile la scelta, ma vi assicuro che quando siete in spiaggia con la muta e la tavola a guardare il mare, l'idea di tornare a casa, cambiarsi e rinunciare è molto più difficile. Imparare ad accettare che a volte c'è solo da aspettare è una delle lezioni più importanti e utili che il surf mi ha ricordato.


A volte per imparare qualcosa sulla vita non servono esperienze trascendentali, life coach o guru. Basta provare a fare qualcosa di nuovo e sfidante, osservare bene e andare oltre la superficie.