Colloqui di lavoro. Italia vs Silicon Valley.

Di recente ho sostenuto un colloquio con un'azienda americana, nello specifico, nata nella mitologica terra della Silicon Valley.

Fin da subito mi ha colpito il loro approccio alla selezione, sopratutto confrontandolo con i molti colloqui sostenuti in passato con aziende Italiane.

Mi è sembrato interessante riassumere e condividere alcuni punti che, principalmente in positivo, hanno caratterizzato il colloquio.


Due premesse prima di passare al dunque. Primo, non prendete queste informazioni come rappresentative e generalizzabili. Non ho effettuato analisi statistiche che indichino che la maggior parte delle aziende americane si comportano così. Considerate queste informazioni per quello che sono, un'esperienza personale e soggettiva. Spero che comunque sia d'ispirazione per chi stia assumendo e cercando lavoro, soprattutto in Italia.

Secondo, sottolineo che queste esperienze sono avvenute presso aziende tecnologiche, soprattutto startup, che hanno caratteristiche particolari rispetto ad altri settori e tipologie di aziende.



Ma bando alle ciance, ecco 5 considerazioni che ho fatto il colloquio.


1) Focus sul ruolo e mansioni

Nelle mie esperienze di colloqui italiani non è mai stato molto chiaro come l'azienda si accertasse che io avessi le competenze giuste per la posizione.

Nella maggior parte dei casi le domande sono più che altro generiche e ipotetiche: "Conosci questa cosa? Hai ma lavorato con più di X persone? Sapresti fare questo?" Senza un reale test delle competenze.

Sembrerebbe quasi positivo per i candidati, vuol dire che anche chi non è un fenomeno può aggiudicarsi il posto se si vende bene, giusto?

Giusto, ma alla fine ci sarà un risvolto negativo anche per chi viene assunto e poi non riuscirà a rispettare le aspettative dell'azienda.

L'azienda americana è invece stata molto trasparente e dettagliata con le aspettative sul ruolo e mansioni. Inoltre, il tutto è stato convalidato tramite un progetto da preparare specifico per la posizione e usato poi come punto di partenza per gli incontri successivi nell'iter di selezione.

Piccola nota finale sul tema. L'azienda americana non mi ha mai chiesto domande personali o molto generali come "quali sono i tuoi pregi e difetti, dove ti vedi tra 5 anni?, Ecc"

Spesso queste sono domande molto frequenti nei colloqui Italiani e penso che non aiutino molto a capire se il candidato è giusto... anzi!


2) Dimmi quanto prendi e ti dirò chi sei

Non si può negare che le condizioni economiche offerte sono un'importante informazione in fase di colloquio.

In Italia mi ha sempre stupito che una delle prima domande è: "Quanto prendi attualmente? Tipologia di contratto?". Mi è perfino capitato che, non contenti, richiedessero una prova cartacea di quanto comunicato.

C'è un detto che dice "in una contrattazione il primo a fare il prezzo perde", ecco questo approccio ti dà subito l'idea che, tu candidato, stai partendo in svantaggio.

Invece l'azienda americana si è comportata in modo diverso. Fin dal primo colloquio ha subito chiarito quale fosse lo stipendio minimo e massimo possibile per la posizione e inoltre non ha mai accennato al mio stipendio attuale.


3) Team e affiatamento

Una delle cose che più mi ha colpito durante il percorso di selezione con l'azienda americana, sono stati i colloqui con i membri del team. Non mi era mai capitato prima di parlare con qualcuno che non fosse il mio potenziale futuro manager, altri manager o qualcuno delle risorse umane.

Ripensandoci, sono stati proprio gli incontri con i miei potenziali futuri colleghi a darmi più informazioni.

Me lo spiego considerando che, mentre un manager o l'HR ha l'obiettivo di chiudere la posizione aperta il prima possibile, un futuro collega, sapendo che si troverà a lavorare tutti i giorni insieme a quella persona, da più peso anche all'affinità caratteriale che alla maggiore produttività dell'azienda con una persona in più. Inoltre, un manager o l'HR, anche se inconsciamente, sapranno sempre "venderti" meglio la loro azienda di un altro collega che non ha interessi a farlo.

Quindi, vi consiglio sempre, a prescindere da cosa vi propone l'azienda, di chiedere di fare una chiacchierata anche con i vostri possibili futuri colleghi.


4) Esperienze passate

Un altro "dettaglio" che mi ha stupito è stato quando durante il processo di selezione con l'azienda americana mi è stato chiesto di fornire dei nominativi di alcuni miei colleghi di aziende passate, in particolare i miei referenti.

Non mi era mai capitato prima e non nascondo che al momento la richiesta mi è sembrata un po' strana, quasi come se "la mia parola" non fosse abbastanza.

Ho scoperto poi che questa è una prassi abbastanza comune in America e riflettendoci ha il suo perché. Noi tutti abbiamo una visione molto soggettiva delle nostre qualità e a volte perfino delle nostre preferenze.

Un collega con cui si è condiviso un significativo ammontare di tempo, "spalla a spalla", potrà dare preziose informazioni all'azienda per capire se la persona è quella più adatta al proprio team e viceversa.

Quindi, "just in case", meglio non iniziare subito a sparare a zero sui proprio ex capi quando si cambia lavoro.


5) Condivisione delle informazioni

Ultima considerazione, ma non meno importante, è la qualità delle informazioni che si ricevono durante i colloqui. Nelle mie esperienze italiane, sopratutto nel caso di startup, l'azienda è abbastanza gelosa delle informazioni sul proprio business model, strategia, processi ed ecc. Questo porta spesso il candidato a conoscere solo superficialmente l'azienda, a meno d'insistere con numerose domande. Nella mia "esperienza americana" ho ricevuto fin da subito una presentazione ben organizzata con tutte le informazioni principali. Oltre all'importanza di dare queste informazioni al candidato per valutare l'azienda, è assolutamente per me una buona pratica per dimostrare la serietà ed efficienza della propria azienda fin dal colloquio.


Questo è tutto! Spero che le mie esperienze di colloqui possano essere utili per ulteriori riflessioni e spunti di miglioramento.