The Mind: quando il tempismo è tutto


In questo articolo voglio parlavi di un gioco da tavolo molto particolare, The Mind. Ha delle caratteristiche in comune con Hanabi (di cui ho parlato qui), in particolare la cooperazione. Si gioca contro il gioco stesso e l'obiettivo del gruppo è superare tutti insieme una sequenza di livelli di difficoltà crescente.


Le regole del gioco sono di una semplicità disarmante, quel tipo di semplicità che ti fa pensare: "ma come può essere che non ci ha pensato nessuno prima!".

I giocatori pescano la propria mano da un mazzo che contiene 100 carte (numerate dall'1 al 100). Si parte con una carta in mano per ogni giocatore e a per livello superato se ne aggiunge una. L'obiettivo è giocare le carte nel giusto ordine, senza potersi parlare o rivelare le proprie carte.


Cosa rende il gioco interessante?


La caratteristica principale che contraddistingue questo gioco è che non esistono dei turni per i giocatori. Appena un giocatore pensa di avere la carta giusta da giocare, la gioca. Questo aspetto conferisce alla partita un ritmo teso e imprevedibile.

Infatti, lo scopo del gioco è proprio quello di trovare il giusto ritmo all'interno gruppo e "sincronizzare" i propri orologi mentali per poter giocare tutte le carte nel giusto ordine.

Durante le prime partite risulterà difficile scalare in fretta i livelli, ma con l'affinare dell'intesa del gruppo e una volta trovato il giusto ritmo, tutto sarà più chiaro.



Quanto tempo è trascorso?


Il bello di The Mind è che fa gioco sulla nostra percezione estremamente relativa del tempo. A seconda del nostro stato emotivo possiamo percepire una manciata di secondi come un'eternità o alcune ore come un periodo breve. Questo ci pone di fronte a due principali sfide. La prima è quella di capire il ritmo del gruppo. Non esiste una velocità adeguata, l'importante è adeguarsi agli altri. Si capisce subito quando un giocatore, magari un po' distratto, fa delle giocate completamente inaspettate che attirano gli sguardi agguerriti del resto del gruppo.


Non siamo le nostre emozioni


La seconda sfida, e forse quella più complessa, è gestire il proprio ritmo in base al nostro stato d'animo. Se siamo ansiosi per qualcosa, probabilmente questo si rifletterà nelle nostre giocate, che saranno spesso troppo veloci. Se, al contrario, siamo un po' giù, tristi e magari stanchi, tenderemo a giocare in ritardo.

Questo costante esercizio di non far dipendere le nostre scelte dalle nostre emozioni è uno dei principi alla base della mindfulness. Non voglio assolutamente esagerare e attribuire a questo gioco la stessa valenza della pratica meditativa. Però è interessante il suo nesso con questa quando si va più a fondo, oltre il semplice gioco di carte.

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Per chi volesse approfondire il regolamento vi lascio un breve video di spiegazione.